reviews

SET
2011

Subba-Cultcha

recensione
di Jeremy Chick
www.subba-cultcha.com

Its brawling, exploratory rock which is what we get from Tapso II. Tapso II are a trio from various parts of Italy, from Catania, and Sicily to be more precise. So it’s a case of an Italian affair although their debut self titled mini album was made in America. Since they came to America, according to their press release they made friends and toured with the likes of Don Caballero, Aerial M, and Brainiac. Which if you’ve listened to those 3 bands you should have a vague idea of what to expect from Tapso II and on their debut album. Its essentially experimental, but with one eye of Beck’s back catalogue particularly on his more experimental and obscure like on ‘Mutations.’ At times its like they’ve thrown everything in their stood back and watched what happened. But with parts of the opening track ‘Bulldog’, and on the 3rd track ‘Tonic-O’ when they throw off the ‘experimental’ shackles, let loose, and really rock the fuck out when the record really comes alive. Its on these sorts of tracks where the record is more enjoyable.
The ‘quieter’ tracks such as ‘The Space Outside’ and parts of ‘Il Mostro’ where the organ and violin is used more it doesn’t work as well. But the other parts of ‘Il Mostro’ where the guitars stop and start that’s where you can really get lost in the track. And actually its tracks like this and also the plucked violins and wrapped around organ of ‘Almond Galaxy’ which begin to show Tapso II’s potential and takes them apart from the previous bands mentioned. ‘Almond Galaxy’ lollops, in a Tricky kind of way, along before rocking out as well.
Their self titled mini album is not an immediate album by any means, but if they focused their experiments even more, there could be potential too. [7/10]

FEB
2011

Audiodrome

recensione
di Giampaolo Cristofaro
www.audiodrome.it

Rinfranca...
... e carica il suono tagliente ed ebbro di fuzz del math-power-rock dei catanesi Tapso II. Registrato dal vivo, mixato da Sacha Tilotta dei Three Second Kiss e masterizzato da Bob Weston presso i Chicago Mastering Service, l’esordio dei siciliani è granitico e potente. Tra le suggestioni angolose dei Don Caballero o dei primi Battles (“The Space Outside”) e l’esplosività chitarristica dei Polvo, in Tapso II raramente si tira il fiato ed è un gran bene, così come ben figura il cantato, che emerge a tratti in quasi tutti i pezzi. Nervi scoperti carichi di elettricità post-core nell’acida “Tonic-O”, “Il Mostro” - vicina alle declamazioni urticanti dei Jesus Lizard - si arresta e si distende sbilenca tra latrati d’archi e sferzate di sei corde, “Almond Galaxy” vive di tempi dispari e saturazioni improvvise, “From Tan One To Tan Two” è un accalorato blues da No New York (o quasi). Tanta foga trova rilassamento finale tra le coltri di nubi ricolme di pioggia di “History Of A Wave”. [4/5]

GEN
2011

Perte & Fracas

recensione
di SKX
www.audiodrome.it

Nouvelle halte en terres siciliennes. Une île plaque tournante du noise-rock européen. On ne compte plus les bons groupes dans le genre en provenance de ce bout du monde aride et explosif. Mais Tapso II ne rentre pas dans cette case. On sent qu'ils en ont bouffer du noise-rock, qu'ils apprécient les arabesques du math-rock, que leurs précédents (ou toujours actuels ?) projets, dont seul Theramin est parvenu jusqu'ici, s'abreuvent à cette source. Si on rajoute que Sacha Tilotta (batteur de Three Second Kiss et en passe de devenir l'Albini sicilien) a enregistré, dans des conditions live, les sept titres et que le débonnaire Bob Weston a masterisé le tout, on a une bonne idée des fondations.
Pourtant, c'est l'inévitable comparaison avec Dirty Three qui s'impose avant tout. De part la formation guitare/batterie/violon et certaines ambiances développées, Tapso II piétine des plates-bandes identiques, où le rock se fait âpre et dépouillé, s'enfonçant dans des territoires plus introspectifs, pour grand mélancolique mal léché. Ce qui est agréable avant tout, c'est la variété des climats. Le violon peut se faire crissant, mélodique, frappé, coulant, voir imiter l'orgue sur The Space Outside. Giovanni Fiderio utilise toute la palette de son instrument, tire sur toutes les cordes, à l'instar du duo canadien Hanged Up, autre similitude musicale. Tapso II repart avec des soubresauts noise-rock, mélange l'abstrait et le concret. La guitare se met au diapason du violon et inversement, les cordes se mêlent et se démêlent, le batteur tranche dans le vif ou se fait simple accompagnateur, appuie les accélérations, passe d'un rock dur et rythmique à des moments d'apesanteur, tout en gardant les pieds bien sur terre. Et contrairement à Dirty Three, le sicilien chante de sa belle voix éraillée et (parfois) trafiquée. Une voix qu'il sait également varier et dont le mode parlé et les non-dits musicaux, où le silence se fait pesant, va se loger du coté d'Enablers, notamment le dernier titre, le narratif et très beau History of Wave. Et l'histoire de cette vague a bien fait de quitter sa Sicile natale pour nous heurter sans crier gare. Qu'ils continuent de surfer sur cette personnalité et le futur album ne se fera à coup sûr pas en autoproduction totale.

DIC
2010

Comunicazione Interna

recensione
di Guido Gambacorta
www.comunicazioneinterna.it

Stefano Garaffa Botta (chitarra e voce), Giovanni Fiderio (violino ed organo elettrico) e Giancarlo Mirabella (batteria) confezionano un buon lavoro d'esordio sotto la supervisione di Sasha Tilotta dei Three Second Kiss e con il benestare di Bob Weston, il quale ha masterizzato le sette tracce finali in quel di Chicago.
Il terzetto catanese tende liriche in inglese su robusti incastri matematici, infondendo all'insieme tanta grinta rock'n'roll e non disdegnando qua e là un tocco sognante alla Dirthy Three. Così ad una "Bulldog" acidamente hard-rock come lo erano i Black Sabbath di "Sabotage" fa da contraltare una ben più riflessiva "History of a wave", con i muscoli sudati di "Tonic-O" (attacco di violino a ricordare gli A Minor Forest, il resto del pezzo graffiante alla maniera dei Grinderman) e l'orizzonte elettrico-desertico de "Il mostro" a riassumere le diverse anime di un gruppo che merita di essere tenuto sotto osservazione.

DIC
2010

Freakout

recensione
di Vittorio Lannutti
www.freakout-online.com

È una lettura assolutamente particolare del noise quella che fa il trio siciliano, che esordisce coraggiosamente, con quest’ottimo lavoro. Gli strumenti utilizzati per il noise sono abbastanza atipici, Stefano Garaffa Botta canta e suona la chitarra, Giovanni Fiderio suona il violino e l’organo e Giancarlo Mirabella la batteria.
È proprio l’uso del violino a rendere straniante il sound di questo disco, che è stato prodotto da Sacha Tilotta, batterista dei Three Second Kiss e masterizzato da Bob Weston (bassista degli Shellac) a Chicago.
I brani più intriganti sono dunque quelli nei quali Fiderio propone pattern musicali classici con il suo violino e gli altri due vi intervengono introducendovi un noise straniante, a volte improvviso e violento, che comunque alla fine non risulta fuori luogo, ma bene amalgamato, come avviene ne “Il mostro” o nelle fughe in avanti di “Almond galaxy”, nella quale si respira un’aria da post rock-math talmente evoluto da sfiorare in alcuni tratti il prog, risultando però meno algidi dei Battles.
In brani come “Bulldog” e “From tan one to tan two” il noise è invece più “sano”, meno contaminato con sonorità classiche, ma segue ritmiche spezzettate e piacevolmente abrasive e spigolose. Questo lavoro è uno degli esordi più interessanti di quest’anno, dunque terremo i Tapso II molto in considerazione, aspettandoci ancora grandi cose per il futuro.

DIC
2010

Nerds Attack!

recensione
di Gioele Valenti
www.nerdsattack.net

Una batteria riverberata alla Mcentire piuttosto che alla Bonham (in ‘Bulldog’), introduce il possente lavoro dei miei conterranei (Catania) Tapso II, profilandosi all’orizzonte una rabbia post adolescenziale cresciuta a fame e post rock. Troppo facile sarebbe declinare generalità abusate, facendo nomi di tali June O’44 piuttosto che Rodan, ma ciò che colpisce nell’attitudine del combo sono certe linee di fuga tracciate da una personalità fuori dal comune. Tortoiseggiante ‘The Space Outside’, marcatamente reiterativa sotto una voce effettata, diremmo electro in deriva post. Straziate le chitarre de ‘Il Mostro’, sottoesposto un meraviglioso violino, qualcuno direbbe Slint, io dico Lou Reed, e most of all, Tapso II. Furente la circolare ‘From Tan One To Tan Two’, tra Don Caballero e Uzeda. Nelle pieghe circolari del tempo, questo disco è capace di incidere, al di là delle possibili codifiche, una firma ad inchiostro certo e riconoscibile. Per un’autoproduzione tra le meglio riuscite negli ultimi tempi. [***1/2]

DIC
2010

Cultzine

recensione
di Le Chef
cultzine.com

Tapso II est un trio guitare + voix/batterie/violon et orgue qui enfante un rock expérimental depuis sa création en 2005 et sort enfin son 1er album. On se retrouve donc avec un groupe hybride jouant une nouvelle version d’un noise rock plutôt calme et introspectif combinée à une rythmique implacable et rigoureuse. Le choix d’intégrer un violon et un orgue électrique se révèle souvent risqué mais Tapso II joue avec brio de cette particularité et se crée ainsi une véritable identité sonore. Un disque étrange et intéressant … à suivre !

DIC
2010

positive rage

recensione
di Mathieu Gelézeau
www.positiverage.com

Tapso II ont beau venir de Sicile, le soleil semble n'avoir que peu d'impact sur leur musique. Ce trio, à la formation originale (guitare+voix / batterie / violon+orgue) nous livre là un album aussi beau que sombre. Contrairement à ce que pourrait laisser penser l'absence de basse, et la présence d'un violon, les Italiens savent jouer offensif quand l'envie s'en fait sentir. Ils utilisent à merveille leur expérience (Theramin, Jerica's…) pour créer une musique bien plus ouverte qu'il n'y parait. Si le duo guitare / batterie domine, le violon, l'orgue et la voix apporte plus de mélancolie.
Mais ne nous y trompons pas, Tapso II a beau ne pas foncer droit devant, il rock sans complexe. Faut-il rappeler que la batterie bénéficie d'un son monstrueux. Je ne suis pas étonné de retrouvé Sacha Tilotta (Three Second Kiss) derrière les manettes. Cet homme fait des merveilles. Même si, ici, la voix est étrangement mixée. Très détachée du reste. Cela peut surprendre, notamment sur le premier morceau, mais ce choix apporte une dimension étrange qui colle parfaitement à ce disque. Car en dehors de savoir manier le mathrock ou le noise rock, Tapso II trouve toute son envergure grâce à une profondeur que peu de groupe arrivent à atteindre. On y retrouve la gravité d'Enablers, et la mélancolie d'un Dirty Three (et je ne dis pas ça que pour le violon). Et c'est sans aucun doute cet enracinement rare qui transforme ce premier disque en réussite. Car ces italiens, malgré un début d'album long à se mettre en route, viennent de nous pondre un enregistrement dont ils peuvent être fiers. Et pourtant, autoproduction étrangère oblige, tout le monde risque de passer à côté. Dommage.

DIC
2010

SENTIREASCOLTARE

recensione
di Stefano Pifferi
www.sentireascoltare.com

È irrimediabilmente legata al suono chitarristico noise&post americano, la proposta di molti gruppi siciliani. Specialmente quelli provenienti dalla zona di Catania – non a caso definita nei 90s come la nuova Seattle o la Chicago d’Italia a seconda dei gusti – hanno spesso un suono corposo, aggressivo e mobile, declinato di volta in volta sul versante mathy, post o noise-rock.

Non sfuggono alla regola nemmeno i tre Tapso II, proprio da Catania city: Stefano Garaffa Botta (chitarra, voce), Giancarlo Mirabella (batteria) e Giovanni Fiderio (violino, organo elettrico) di quella scena fanno parte da tempo, avendo suonato a vario titolo con realtà molto attive negli anni passati come Jerica’s, Mashrooms, 100% e Theramin. E a rinsaldare legami e fratellanze con animi affini d’oltreoceano ci sono anche il caro Sacha Tilotta (Three Second Kiss) dietro i pomelli e Bob Shellac Weston al mastering.

Non è tutto emulazione, però, ciò che riluce, e infatti i tre si sganciano dal suono nudo e crudo d’ascendenza citazionista per evolversi su un piano piuttosto personale. La presenza del violino li colloca infatti – rimanendo al catalogo T’n’G – sul versante di una sorta di Dirty Three virati math-noise, ma i tre hanno un suono più ondivago, vario e sostanzioso. In cui cioè passaggi “a vuoto” (la zona centrale de Il Mostro) tratteggiano paesaggi desertici incredibilmente romantici, evidenziando un interplay violino/chitarra che sa essere robusto e cattivo e non solo d’atmosfera. O come quando esercizi lontanamente slintiani si colorano di sabbia e aride suggestioni da lontano west (Almond Galaxy). Lì, in quella apparente schizofrenia tra geometrie e romanticismo, distorsioni e corde pizzicate, c’è il segreto di questo ottimo esordio autoprodotto. [6.9/10]

NOV
2010

RockAction.it

recensione
di Roberto Paviglianiti
www.rockaction.it

Sette tracce stipate in poco più di mezz’ora risolvono l’omonimo album d’esordio dei Tapso II, un inedito power trio proveniente da Catania, composto da batteria, chitarra e violino con inserti di voce e organo elettrico, in grado di sviluppare un rock sperimentale di chiara matrice britannica. Disponibile in formato lp con cd incluso, il lavoro presenta dei brani che devono la loro buona riuscita a una certa ricercatezza di originalità, sia sulle strutture ritmiche che sul modo di proporsi in fase melodica. L’attitudine dei Tapso II, che non concedono nulla alla banalità e alle soluzioni prevedibili, è chiara fin dall’apertura affidata a “Bulldog”, un pezzo che vive sugli isterirmi della chitarra affilata di Stefano Garaffa Botta e sui repentini cambi di marcia intrapresi. Il violino di Giovanni Fiderio si rivela in più occasioni l’arma migliore di questo progetto, proprio perché lontano dalle consuetudini del genere. [7.5/10]

NOV
2010

Titel Magazin

recensione
di David Eisert
www.titel-magazin.de

Sizilianischer Experimental-Rock. Klar, wer June of 44, David Grubbs, Don Caballero, Aerial M, Uzeda, Bellini, Paper Chase, Dirty three, Make up, Unwound, Brainiac und Three second kiss in seiner Sammlung stehen hat, für den sind Tapso II eine leichte Übung. Das Trio aus Catania besteht seit dem WM Sommer 2006 und die Wurzeln reichen in die Stammbäume der Ätnainselrocker Jerica’s, Theramin und Mashrooms and 100%. Der Sound kommt direkt, roh und nicht sehr produziert daher. Viele Improvisation und alles live im Studio eingespielt. Das gibt es heute ja schon gar nicht mehr. Die Velvet Underground hätten es gemocht.

NOV
2010

Heavy Mental

recensione
di Hazam
666rpm.blogspot.com

Etrange disque que celui-ci, à vrai dire. Et si on m'en avait parlé avant de m'en faire écouter la moindre note mon naturel méfiant et intolérant aurait immédiatement pris le dessus. Bon allez, je m'explique: Tapso II (oui c'est bien le nom du groupe) est un trio guitare + voix/batterie/violon et orgue. De quoi donner de sacrés coups de boutoir à mes œillères et mes principes éternels. Car si une éducation musicale rigoureuse à base de musique baroque, classique et romantique m'a fait bouffer du violon à tous les repas pendant les longues années d'une enfance bienheureuse et insouciante, je peine malgré tout à trouver un seul bon groupe avec du violon ou même du violoncelle. Vous avez des exemples? Le Velvet Underground lorsque John Cale jouait encore dedans? Jamais entendu. The Ex & Tom Cora? Connais pas. Grinderman? A l'hospice les papys ! Vous voyez bien: lorsqu'on me parle de violon, soudain les spectres cauchemardeux des Waterboys ou même de New Model Army remontent à la surface et ça ce n'est pas bon signe du tout.

Dans ce monde formaté et sans surprise, oser sortir le disque d'un groupe incluant un violon dénote donc d'un certain courage. Ce qui l'est encore plus, courageux, c'est que ce disque est en fait entièrement auto-produit, publié sans l'aide d'aucun label et vous pouvez donc tout de suite aller le commander en visitant le site du groupe – vous obtiendrez ainsi un vinyle accompagné d'un CD. Et vous m'en direz des nouvelles.

Car Tapso II est très loin de tout ce qu'il peut y avoir de détestable chez un groupe dès qu'il s'est mis en tête d'inclure un violon dans son line-up. Je suis même extrêmement surpris que les trois garçons de Tapso II aient du se résoudre à l'autoproduction pour arriver à leurs fins (ou alors ils ont eu une expérience malheureuse dans le passé avec un label manager peu scrupuleux?). Le déclic s'est produit aux alentours du quatrième titre avec un Il Mostro tout simplement captivant. Puis il s'est poursuivi grâce au final de From Tan One To Tan Two alors que History Of A Wave m'a définitivement convaincu d'immédiatement réécouter ce court disque (une demi-heure) depuis son début. Alors je recommence.

Bulldog vous étonne d'entrée avec ce son âpre et rude. Un coup d'œil sur le mode d'emploi du disque vous permet de savoir que c'est Sacha Tilotta de Three Second Kiss qui a enregistré ce disque. Il avait déjà fait quelques merveilles sur The Impossible Story Of Bubu de Io Monade Stanca avec des techniques de prise de son très albiniennes. Si je vous dis que le mastering a été effectué par Bob Weston vous aurez compris quel genre de son peut bien avoir ce disque de Tapso II.

Et la musique est à la hauteur de sa production. Tapso II incorpore intelligemment le violon sans en faire un gimmick folklorique ni un rajout occasionnel. C'est un fait, du violon il y en a quasiment sur tous les titres (sauf sur l'excellent The Space Outside pour lequel Giovanni Fiderio lâche son instrument préféré pour se mettre à l'orgue) et assure à peu près tous les postes inimaginables, de celui d'accompagnement rythmique à celui de trublion en passant par un apport mélodique indéniable – c'est ce qui me faisait un peu peur au départ, la propension à faire couler la morve et les larmes à l'aide de mélodies trop déchirantes jouées avec un violon bien mielleux était à la fois un risque majeur et un facteur aggravant mais il n'en est donc rien.

On se retrouve donc avec un hybride, un groupe qui joue une nouvelle version d'un noise rock plutôt calme et introspectif combinée avec un côté matheux et rigoureux. C'est assez détonnant, franchement original et donc réussi. Reste le chant également assuré par le guitariste et ce chant tombe toujours de la bonne façon et au bon moment. Des fois cela tient à pas grand-chose mais de toute évidence le chanteur a su trouver. Cela m'épate toujours d'entendre un groupe qui fait quelque chose d'un peu nouveau et avec que du vieux et si on devait vraiment rapprocher la musique de Tapso II de celle d'un autre groupe je dirais L'Enfance Rouge surtout pour ce même caractère d'insatiabilité et d'en avant. Bonne pioche.

NOV
2010

Nextclues

recensione
di Bil
www.nextclues.com

Encore un groupe avec du violon? Ok, peu importe, ça ne fera que la deuxième fois aujourd'hui que je me sers de Dirty Three comme référence. Ça tombe bien, parce que ces italiens, quand ils jouaient encore dans d'autres formations (Jerica's, Theramin, Mashrooms et 100%, tout ça de mémoire), avaient ouvert pour Dirty Three, de l'autre côté du bout de la botte de leur pays. Dans le temps, ils avaient également partagé l'affiche, entre autres, avec June Of 44, The Make Up, Unwound, Brainiac et si à ça on ajoute le fait qu'ils sont originaires de la ville de Catane, en Sicile, tout comme Uzeda, Bellini et un tiers de Three Second Kiss, ça nous donne tout de suite une petite idée de l'orientation choisie. C'est d'ailleurs Sasha, batteur de Three Second Kiss et fils du couple Tilotta/Caciolla, qui a enregistré cet album sans nom et sans label*, alors que Bob Weston s'est occupé du mastering. Avant même la première écoute, tout ceci ressemble à s'y méprendre à un terrain conquis, et après, c'est le sentiment d'avoir encore découvert un super groupe italien qui domine: Tapso II.

Dirty Three, je ne vais pas insister plus longtemps. La filiation est évidente, mais Tapso II n'a pas à en souffrir. D'abord parce que les sept compos servies à vif ne doivent rien à personne, et ensuite parce que malgré un aspect matheux, Tapso II joue avec une sauvagerie qui fait toute la différence. Qui crée un bon gros bordel, aussi parfois, parce que cet enregistrement n'est pas du genre propret. Au contraire, Tapso II a décidé de laisser dépasser ce qui dépasse, de ne pas prétendre être techniquement plus doué que ce qu'ils ne le sont en réalité, et c'est en partie ce qui fait qu'on se laisse aussi rapidement envahir par cette musique qui garde en elle tous les dangers du live, ainsi qu'une énergie que bien des groupes perdent dès qu'ils entrent en studio et qu'ils ont trop conscience de la présence du micro en train de capturer des sons se faisant immortaliser. Ils ne tombent pas naturellement le tempo pour espérer mieux jouer, ils n'utilisent pas un clic pour rester droits, n'ont recours à aucune tricherie, ils foncent dans le tas, laissent leur musique se nourrir d'elle-même, advienne que pourra, et c'est payant. Parce que justement, il y a du mouvement là-dedans, de l'authenticité, de la spontanéité, la certitude d'avoir affaire à une musique organique, qui ne demande qu'à vivre pour mieux exploser. Et puis aussi et surtout, il n'y a pas que le violon qui soit remarquable dans Tapso II, même si c'est lui qui le démarque des groupes à formation classique et lui donne un son si particulier. Il y a une batterie imposante, qui ne se contente pas d'accompagner la musique et d'appuyer quelques coups, mais qui reste toujours sur le haut du rythme, qui tire le tout vers l'avant. La guitare, elle, peut apporter ce côté matheux que j'ai déjà évoqué quand elle se met en mode « évacuation maximale de notes », mais elle n'a pas qu'une corde à son manche. Selon les besoins des ambiances, elle peut tout aussi bien livrer des riffs tranchants, très noise, très électriques, se mettre en boucle? naturellement, pas besoin de pédale de loop, qui serait trop rigide - ou même parfois, sur les parties les plus posées, servir quasiment de basse. Sur quelques passages, le violoniste troque son instrument contre un orgue, et lors d'un morceau comme The Space Outside, il suffit de relire le titre pour savoir quel nouveau territoire est exploré. Le dernier élément se fondant dans ce tout d'une instabilité excitante, c'est le chant du guitariste. Lui non plus ne répond pas qu'à une seule formule répétée à l'identique morceau après morceau. Il peut être parlé et grave, captivant, chanté avec douceur, gueulé dans une satu, murmuré, ou alors complètement absent, parce qu'il n'intervient ue lorsque c'est réellement nécessaire.

Voilà un magnifique premier album de la part d'un groupe totalement décomplexé, qui fait un bien fou.

* ça me laisse perplexe qu'un tel groupe n'ait pas de label, quand tu vois la surproduction de merdes actuelle. [9/10]

NOV
2010

LSDmagazine

recensione
di Francesco Santoro
www.lsdmagazine.com

In una periferia inghiottita dal cielo nero pece, ringhia, sbava e sembra proprio di avercelo alle calcagna il veloce Bulldog che apre l’album Tapso II. È la sensazione che si ottiene ascoltando il brano di apertura con la copertina del disco sotto gli occhi.

Subito nel vivo, le triangolazioni tra Giancarlo Mirabella (batteria), Stefano Garaffa Botta (chitara e voce) e Giovanni Fiderio (violino e organo) catturano a furia di bordate. Il ritmo è ordinatamente scombinato dal drumming incalzante e dalle insolite schermaglie tra chitarra e violino.

I Tapso provengono dalla florida scena catanese e prima di formare il gruppo, nel 2005, hanno accumulato polvere e guadagnato stima suonando in decine di altre band. On the road prima che in studio di registrazione, i ragazzi girano per l’Italia, la Slovenia e la Germania accumulando idee per il debut album. Esordio che giunge con l’incisione di un disco (inteso proprio come vinile) di sette pezzi, autoprodotto e masterizzato dal musicista e ingegnere del suono Bob Weston, bassista per gli Shellac e assistente di Steve Albini nella produzione di "In Utero" dei Nirvana.

La voce distorta dagli effetti e la robustezza del ritmo sono i tratti caratterizzanti della band, forse troppo abusati, ma distintivi di un sound personale. L’incalzare di Bulldog rimanda a certi “stop and go” degli At the Drive-In, e la conclusiva History of a wave lascia finalmente apprezzare una voce colpevolmente nascosta per mezz’ora. The space outside giochicchia con i suoni dell’organo elettrico, Tonic-O è dissonante, Il mostro è una suite rock-noise di sette minuti che chiude il primo lato. Il secondo riparte con Almond galaxy che esaspera atmosfere tese e cupe per lasciare spazio a From Tan one to Tan two, una marcia verso l’allucinazione.

La pecca dei Tapso è quella di assemblare suoni pericolosamente uniformi e di sotterrare sotto una coltre di effetti la voce calda di Botta. A giudicare i brani di apertura e chiusura, infatti, c’è da credere fortemente nel progetto dei siciliani.

NOV
2010

Progressia.net

recensione
di Mathieu Carré
www.progressia.net

L'Italie se révèle être une source constante d'agréables surprises musicales pour les oreilles curieuses. A l'instar de formations aussi diverses que Aucan ou Zu, le trio Tapso II, originaire de Catane en Sicile, assume avec bonheur de multiples influences sans oublier pour autant d'innover. Grâce à la présence de Giovanni Fiderio qui joue à la fois de l'orgue et du violon, la basique formule guitare / voix / batterie trouve de l'épaisseur et les compositions peuvent évoluer avec bonheur vers des univers moins stéréotypés. Même s'il reste loin de la diabolique asymétrie des envolées de David Cross pour jouer dans un registre plus linéaire (avec quelques plaisantes réminiscences celtiques), le violoniste, par son jeu électrique aiguisé rappelle souvent les plus belles heures de King Crimson. Si cette spécificité s'exprime au mieux dans la longueur, notamment au sein de la superbe pièce centrale « Il Mostro », tout au long de l'album, on ressent la véritable identité sonore d'un ensemble paradoxalement ancré entre des sonorités math rock et une rigueur rythmique implacable. Convaincant jusque dans l'utilisation heureusement parcimonieuse du chant, pas toujours au niveau des compositions et dont les lignes mélodiques tournent vite en boucle, Tapso II mérite assurément au moins d'être découvert. On n'est jamais trop curieux en matière de musique. [7/10]

NOV
2010

Mowno

recensione
di Matthieu
www.mowno.com

La Sicile n’est pas qu’une histoire de mafia, de parrain en costard, le barreau aux lèvres. Si c’est ce que vous venez y chercher en matière de musique, on vous conseillera bien plus Il Canto Di Malavita que Tapso II. Originaire de Catane, ce trio enfante d’un rock expérimental depuis sa création en 2005, avec comme particularité d’intégrer un violon et un orgue électrique à son line up, au delà des indispensables batterie et guitare. C’est donc seulement maintenant, après cinq longues années à parcourir l’Italie mais aussi l’Allemagne ou la Slovénie, qu’il sort enfin un premier album. Avec sept titres au compteur tournant tous aux alentours des cinq minutes, le disque éponyme couvre de façon très complète le registre du groupe, sans jamais pousser l’auditeur dans cette indigestion crainte à la seule lecture des instruments utilisés. Parce que, il faut l’avouer: malgré le talent de producteur de Sacha Tilotta (Three Second Kiss) et le mastering de Bob Weston, il y avait un peu de quoi se faire du mouron à l’entame de trente cinq minutes de violon mêlé à une section guitare/batterie. Heureusement, bien qu’omniprésent mais souvent relayé au second plan (à l’exception du long “Il Mostro” ou il mène la danse), celui-ci ne plombe jamais les compositions, mais vient plus volontiers appuyer avec goût les sonorités dissonantes et bruitistes de la guitare. La preuve dès l’entame “Bulldog” ou tout le monde trouve sa place, s’adapte aux changements de rythme, pour coudre le fil d’une vraie originalité qui se déroule jusqu’à la mélancolie électrique du final “History Of a Wave”. Entre temps, Tapso II aura flirté avec Battles (”The Space Outside”), ou même avec un angulaire Smart Went Crazy (”Tonic-O”) dont les vieux fans de Dischord se rappellent sûrement encore. De là à dire que ces Italiens leur tiennent la dragée haute, le fossé est encore grand. Mais, avec ce premier album, pas de doute que le groupe a déjà commencé les travaux de comblage.

NOV
2010

Bluesbunny Music Reviews

recensione
di Bluesbunny
www.bluesbunny.com

Time for some more Italian rock, this time from Tapso II who are a three piece band from Sicily. So what’s new with this band? Well, like many Italian rock bands – at least of the ones that I have heard anyway – there is a refreshingly positive attitude to experimentation. Chances get taken here and while they don’t always work, Tapso II spin up a worthy tale of adventure here.

Of particular note is Giovanni Fiderio’s near incendiary violin that passionately punctuates the songs here – witness the way he adds a primitive element of sorcery to “Tonic-O”. Not far behind in primal impact is “Il Mostro” as the violin dances with a harsh to the point of crude electric guitar while an intoned sub-vocal speaks from the pulpit of doom. Right, so might have figured out by now that the influence of European prog-rock bands through the ages pervades this album but there is, fortunately, little in the way of self indulgence and, while the songs certainly stretch way beyond the three minute mark, there is clearly a direction to it all and the standard of musicianship often impresses. In simple terms, there is much for those of you with mature musical tastes to appreciate.

The sound quality likewise bears up to scrutiny and – tolerant neighbours permitting – this album can be enjoyed at impressive volume. It’s also available on vinyl as an album of this quality should be. [4/5]

NOV
2010

Echoes and Dust

recensione
di Aicha
www.echoesanddust.com

I'm almost loathe to compare Tapso II with Shellac as it feels a bit lazy but, to be honest, you could do worse if you were looking for a reference point as to what to expect from this album. I'm fairly confident my money would be safe if I laid a bet that this Italian trio has more than a nodding acquaintance with the works of Mr Albini et al, and they make a pretty good fist of emulating them. This is almost post-rock by numbers - loud/quiet, fast/slow, pause…..GO!

It's a bit too thumpy and doesn't have quite enough twiddling to make it math but by God, can they do intricate. From the first few seconds of opener ‘Bulldog’, each track shifts and segues effortlessly from rhythm to rhythm and melody to melody. The only real exceptions are ‘Almond Galaxy’ and closer ‘History of a Wave’, which have a darker, more menacing sound that, in the main, remains solid and true to pace throughout.

It's all very impressive stuff and there's no mistaking it, these are some accomplished musicians. One of the most striking things is that they manage to cram such rich variety into tracks that mostly clock in around the four-minute mark, with the exception of ‘Il Mostro’ - a seven and a half minute behemoth that builds to a fantastic, screaming strings-led sonic mash-up.

Having said that, when ‘Il Mostro’ kicks in, it sounds so similar to preceding track ‘Tonic-O’, I have to double-check which song I'm listening to. Vocals are mostly spoken this time and…oh look, again we're drifting into Mark E Smith territory (though, to be fair, he doesn't do this on all the songs he speaks). Come on, lads – there are lots of other awesome frontmen out there who speak rather than sing their parts; you don't all have to do it Mr Smith stylee. Other than that, in the main I have nothing to complain about regarding the vocals - it's just kind of refreshing to hear an album of this ilk on which the vocals don’t make me wonder why they didn't just stick to an instrumental set-up. At times, it sounds like he's underwater. Or a Terrahawk. Either way works for me.

In the main, the pace is largely on the slow and brooding side (until it shifts, of course), with the exception of ‘From Tan One to Tan Two’, which races away with drums, strings and guitar almost battling, racing each other along the complex course of this mostly instrumental track that at times almost borders on experimental jazz, with it's off-kilter, out-of-time single notes picked out for a few bars before the main refrain kicks back in LOUD and it then almost turns into a completely different song for the last 45 seconds or so.

All in all, although it may not blow your tiny mind and open up new horizons to you, if you like your musicians to be skilled and your post-rock to sound like post-rock, you'd have to really struggle to be disappointed by this album.

Top tracks: 'Il Mostro', 'From Tan One to Tan Two'.

OTT
2010

Foutraque

recensione
di Planet of tubes
www.foutraque.com

Trio venu de Catane en Italie, Tapso II, dont c'est ici le second album, mastérisé par Bob Weston, tout de même, provient de plusieurs expériences antérieures de la part de ses membres, qui se sont ainsi forgés une solide expérience et viennent s'inscrire parmi les bonnes surprises musicales issues de la "botte", en compagnie de formations comme Three Second Kiss ou Bellini.

Enregistré dans les conditions du live, Tapso II dévoile sept morceaux entre noise et math-rock, bondissants, aux structures non-conventionnelles et changeants dans leurs humeurs, qu'un orgue ou un violon enjolivent comme sur l'excellent et impétueux Bulldog qui inaugure l'opus, sur fond de rock tendu, wild et explosif. Les guitares, tranchantes mais sachant aussi tenir un propos plus sage, sont bien évidemment de la partie et accompagnent avec autant de brio les envolées débridées du groupe comme ses superbes accalmies (The space outside), et le violon s'offre des parties marquantes et déjantées, en adéquation avec l'univers tourmenté du trio (Tonic-0).

Sur les longs formats comme Il mostro, Tapso II creuse les écarts en tre explosions sonores, soubresauts rythmiques et bref apaisement, et se montre tout aussi convaincant, et anchaine l'instant d'après sur ce Almond galaxy aussi massif que céleste, orné lui aussi de plages de violon somptueuses. Le style, personnel, est extrêmement accrocheur et fait du groupe une entité reconnaissable. Et sur la fin de ce disque éponyme, From tan one to tan two, impulsif et doté de sons de guitare noisy dignes de Sonic Youth, puis History of a wave, plus serein, concluent de superbe manière une réalisation de haute qualité

Excellent album donc, personnel et sans faiblesse aucune, doté d'une belle originalité et de compos insoumises de plus grand intérêt.

OTT
2010

The Skinny

recensione
di Sam Wiseman
www.theskinny.co.uk

Tapso II are an Italian three-piece with an intuitive awareness of the dynamic possibilities of the power trio: whether via quiet bit/loud bit, fast bit/slow bit, or messy bit/tight bit excursions, they understand the value of contrast and juxtaposition. Sonically their influences will be unmistakeable to fans of late-90s US math rock.

The drums carry the muscular clarity that Steve Albini, as an engineer, has practically trademarked, while the formula of ominously sustained guitar arpeggios punctuated by bruising, syncopated and heavily distorted riffs has been well-worn by Shellac and Slint's many followers. On Tapso II, it is the presence of violin – the third facet of the band's sound – that saves them from generic anonymity. This element is utilised in a distinctive grinding, repetitive way; whether laid over squalls of distortion or delicately understated fretwork, it ensures that the band bring something strikingly different to an already-crowded field. [3/5]

OTT
2010

IYEzine

recensione
di Francesco Cerisola
www.iyezine.com

Tapso II. Mi arriva il loro disco omonimo con circa quasi due anni di ritardo... Che fregatura... e come faccio ora a farci una recensione? Che senso ha parlarne dopo quasi due anni? Sborbottando lo metto nello stereo, lo ascolto e ne resto stupito. I tre catanesi, già in formazioni quali Jerica's e Mashrooms, propongono con invidiabile capacità creativa-compositiva-tecnica un suono post che ormai per questioni cronologiche dovrebbe cominciare a chiamarsi past. E' come immergersi nei cerebrali spartiti della Chicago di metà anni '90. Slint, Tortoise, Rodan, June of '44, sono tutti all'appello, ma rivisitati in chiave abbastanza personale da non permettere di cadere nel banale.

Ad aprire è la cruda e tesa Bulldog, tra chitarre nervose, ritmi in continua variazione e un cantato-parlato a metà tra Rodan e June of '44. The space outside più calma, cerebrale e "krauta" si sviluppa su un tappeto di organo e chitarre fratturate, seguita da Tonic-O che stupisce per le trame che intreccia e per l'inusuale uso del violino. Il mostro, molto più altalenante, unisce momenti forti e inquieti a morbide divagazioni, e, insieme ad Almond Galaxy, con Sacha Tilotta (già nei Three Second Kiss) alla voce e all'organo, tremendamente slintiana, colpiscono dannatamente a fondo. From tan one to tan two corre dritta e veloce, fino a spegnersi a metà e riscoprirsi poi più melodica nel finale, mentre, la finale History of a wave, distesa e pacata, scivola via spegnendosi fra accenni psichedelici.

Il terzetto siciliano convince nelle sue intenzioni. La strana composizione di voce+chitarra+batteria+violino e organo, stupisce, ma non delude. Le canzoni pagano necessariamente pegno alla scena post della Chicago di metà anni '90 (basti pensare che la masterizzazione è stata fatta (non a caso) da Bob Weston), ma nel complesso si distinguono per una loro particolare originalità e per la loro lodevole manifattura. In conclusione, un buon disco che vale la pena ascoltare e di cui vale la pena parlare anche a quasi due anni dalla pubblicazione.

OTT
2009

Blow Up #137

recensione
di Fabio Polvani
www.blowupmagazine.com

Reduci della 'Catania rumorosa' (100%, Jerica's), i Tapso II mantengono i connotati formativi che hanno contraddistinto quella stagione (in particolare sulle frequenze di Slint, June of 44, Rodan). Non si accontentano però di riciclarsi e anzi promettono di lavorarci sopra per imprimere una nuova sensibilità. A partire da una strumentazione che alla chitarra e alla batteria - invece di un basso - abbina un violino o un organo, per confluire poi in soluzioni che raffigurano costellazioni sperimentali e para-elettroniche (The Space Outside), che prendono il via tra l'irregolarità di claudicanti e affannosi motorik (Almond Galaxy), che tra le discordanze sembrano quasi simulare impennate folk (From Tan One To Tan Two). Il tutto senza perdere la bussola di una musica giostrata su geometrie e circolarità, sulle rincorse elettriche e sullo scarico delle tensioni, su un distacco visionario e partecipativo. [6/7]

SET
2009

Komakino

recensione
di Pall Youhideme
www.inkoma.com

Già detto qui su koma, - senza dubbio in Sicilia c'è una scena post-[..]-post quanto-Vi-pare post-rock che ha fatto le radici, - e che è in fiore da circa 5/6 anni, - il tutto germinato dai semi primordiali degli Uzeda (senonchè, dei meno conosciuti ma non meno stupefacenti Twig Infection), oltre che dai susseguenti gemellaggi con Mr. Albini & Co..

Quindi ci sono un mucchio di valide band che con successo si trastullano ancora nella formula del drumming sincopato, chitarre con accordi aperti e formula stop&go, - poi tutto masterizzato dal sopra citato padrino o Bob Weston (il nostro caso qui).I Tapso II sono di questo ceppo, - eccellenti nel coadiuvare percussioni, chitarre (niente basso) e violino, più voce mascula.

E ok, Voi potrete urlare SLINT nemmeno foste ad un quiz, - ma appunto, avete vinto niente.

Dalle ceneri di altri passati underground quali Jerica's e Theramin, i nostri debuttano con un'autoproduzione che spara potenti armonie spezzate che talvolta sfociano nella cacofonia (Almond Galaxy - che vede Sacha Tilotta dei Three Second Kiss, - nonchè poi è lui ancora una volta a mix e produzione suoni).

The Space Outside è esattamente quell'algoritmo da calcolatore che guida la navetta nell'universo angolare di suoni inusuali, con un bel gioco fascinoso - quanto inaspettato - di synth.

Il fraseggio perfetto in Tonic-O tra la chitarra sù canale sinistro e violino sù quello destro da solo fa meritare al Gruppo la Vostra attenzione, quale riprova di quanto sappiano rendere intelligenti i Loro arrangiamenti, - per quanto poi con Il Mostro e History Of A Wave - tecnicamente impeccabili, ok - inevitabilmente paghino il tributo all'inflazionato luogo comune del genere (voce vagamente parlata, pausa e stop, arpeggio che sembra scordato, etc), sino ad allora mai eccessivo, ma soprattutto tenuto lontano grazie ad un'energia invidiabile dell'esecuzione. È tutto molto anni 90s, - se Vi trovate ancora lì, questo è il Vostro pane, - i Tapso II sono chiaramente meglio dei Tapso I, - scusate, non ho resistito a fare cabaret, - no, a volte sono ovvi, ma in ugual misura potenti e spesso galvanizzanti.

AGO
2009

Nerds Attack!

recensione
di Emanuele Tamagnini
www.nerdsattack.net

La tribù stanziale dell' Indigena Records. Catania nuovo Anno Domini. Tapso II. Genealogicamente discendenti da esperienze definite come 100%, Jerica's, Mashrooms e Theramin. Non aspettatevi però di trovare la falla sorgiva che dalla città siciliana sta sgorgando band in fotocopia, ancora purtroppo inchiodate al glorioso tempo passato. La formazione triangolare, infatti, issa alto il vessillo della trascendenza. Non vengono, però, dimenticate le caratteristiche delle radici. Ecco allora l'obliquità dei suoni taglienti. Le accelerazioni matematiche. L'indie puro e crudo come dovrebbe essere per far sanguinare chi ascolta. Il profumo della storia e della terra. L'influenza greca prima che quella (fittizia) musicale a stelle e strisce. Un'autoproduzione vigorosa, registrata rigorosamente in analogico da Sacha Tilotta e masterizzata dall'ormai indispensabile Bob Weston. L'espressione della musicalità. Ai limiti del totale. [***1/2]

MAG
2009

Sodapop

recensione
di Emiliano Zanotti
www.sodapop.it

Clamoroso al Cibali: anche la scena indipendente italiana si fonda su hype e mode che poco hanno a che fare con l'effettivo valore della musica. Così, passato il momento di "Catania, Chicago d'Italia", che una decina d'anni fa concedeva ad ogni gruppo della città etnea almeno una piccola ribalta, magari non sempre giustificata, si cade ora nell'eccesso opposto e validissimi gruppi restano nell'ombra, conosciuti solo dagli ascoltatori più attenti o fortunati.

Io, non facendo parte della categoria, vengo a conoscenza dei Tapso II dopo che da un paio d'anni sono in giro per concerti e solo perché mi vengono a suonare praticamente sotto casa. La formazione, che annovera musicisti già attivi nei seminali 100%, nei Theramin e nei Jerica's, si distinguono da subito per l'originale assetto strumentale con batteria, violino e chitarra/voce, ma ancora maggior distanza da quanto propone la bolsa scena "postchissàcosa" attuale la marca l'ascolto di queste composizioni squadrate e ricche di contrasti mai banali. Si potrebbero fare un po' tutti i nomi dei grandi del decennio passato, dagli Slint, nelle voci sussurrate e nei riff circolari, ai Rodan, con le esplosioni quasi hardcore che squarciano i momenti di pace, fino ai Tortoise che veleggiano lontani dalle rotte del rock, ma i tre siciliani si smarcano dai troppo facili paragoni, fedeli a un postrock che prima di essere "genere" è "spirito". Così, senza darci punti di riferimento precisi, ne violano continuamente i confini con una musica dilatata e fredda, ma mai asettica, che lascia trasparire i muscoli sotto la pelle (quando non li fa esplodere come nell'iniziale Bulldog), ma conosce anche le atmosfere quasi elettroniche di The Space Outside, o il violino sinistramente "fraublicheriano" de Il Mostro. Da avere assolutamente e da non perdere dal vivo.

DIC
2008

Il Cibicida

recensione
di Riccardo Marra
www.ilcibicida.com

Cambi di ritmo, elettricità grondante di umori neri, oscurità e poi paura. I catanesi Tapso II trasportano con forza l'ascoltatore tra le desertiche periferie del booklet del loro ep omonimo e lo lasciano lì a ripararsi dal gelo e dalla notte. Cavi dell'alta tensione, sterpaglie, le luci della città come bagliori in lontananza. E la solitudine di questi panorami è quella dello struggente violino che va a "piangere" tra la strumentazione de Il Mostro, poi però schiaffeggiata dall'ingresso furente di marmitte bollenti e rulli di batteria. Certo, potremmo citare Uzeda, Fugazi, Shellac per la provenienza, Catania, per i "fornelli" manovrati da Sacha Tilotta (anche alle voci "pietrificate") e per il tocco finale a cura di Bob Weston a Chicago, ma insomma è cattivissima abitudine anzi peccato mortale quando si parla di band promettenti. Le geometrie chitarristiche, la tachicardia batteristica, l'affanno rumoristico dei Tapso II, infatti, sa essere coerente con un'originalità propria. Se non basta questo per rendere, una band nuova, qualcosa di interessante, allora compratevi una giacchetta dandy e andate a quel paese.

OTT
2008

Subway / Facoltà Di Frequenza

intervista
di Vincenzo Tabacco e Michele Longo
www.facoltadifrequenza.it

Ascolta l'intervista:

OTT
2008

Rockit

recensione
di Mario Lo Jacono
www.rockit.it

I Tapso II sono un melting pot di alcune delle band siciliane più conosciute tra quelle in attività, come i Jerica's e i Mashrooms. Considerando che al banco mixer rigorosamente analogico siede quel Sacha Tilotta che ultimamente è stato visto dietro i tamburi dei Three Second Kiss, è facile immaginare verso quale situazione sonora stiamo per imbatterci. Perché i sette brani di questo lavoro dei Tapso II bucano timpani e amplificatori con un noise scarno e vintage che sembra un telegramma spedito da Chicago nel 1994 o giù di lì ("Tonic-O"). Con la differenza sostanziale di inacidire spesso le già ruvide intemperanze chitarristiche con abbondanti dosi di psichedelia oscura e magmatica ("History Of A Wave"). E l'ascolto diventa una montagna russa di dissonanze brucianti alternate a melodie che non hanno paura di mostrare un timido accenno di orecchiabilità ("Almond Galaxy"). Più che un semplice remake di suoni ormai in disuso, una botta di rumore e potenza da far risuscitare i morti. Da seguire.